Decreto in arrivo: detrazioni fiscali allungate a 10 anni, ma addio alla cessione del credito. Le perplessità di ABI e ANCE.
Il Superbonus edilizio, introdotto nel 2020 per incentivare le ristrutturazioni che migliorano l’efficienza energetica degli immobili, potrebbe subire un’importante modifica. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato in audizione alla commissione Finanze del Senato l’intenzione di presentare un emendamento per estendere la durata dei crediti d’imposta da 4 o 5 anni a 10 anni. Questa proposta, che sarà inclusa in un decreto-legge attualmente in fase di conversione, mira a ridurre l’annoso onere sui conti pubblici e diluire l’impatto del Superbonus sul bilancio statale.
Cessione del credito limitata, detrazione diretta unica opzione
L’introduzione del Superbonus ha rappresentato un significativo incentivo per i proprietari d’immobili interessati ad effettuare lavori di ristrutturazione.
Originariamente, i beneficiari potevano optare per diverse modalità di riscossione del bonus, tra cui:
- lo sconto in fattura
- la cessione del credito a terzi come banche o altre entità finanziarie (c.d. cessione del credito).
Tuttavia, le pratiche di cessione del credito sono state successivamente limitate a causa della loro insostenibilità finanziaria, lasciando come unica opzione la detrazione diretta dalle tasse.
ABI e ANCE contro l’emendamento, stop a cessioni crediti
Le parole di Giorgetti sull’emendamento che modifica il Superbonus hanno provocato un vero e proprio terremoto nel mondo dell’edilizia. Imprese e istituti finanziari si trovano improvvisamente a dover stravolgere i piani d’investimento basati sui crediti d’imposta, creando non poco scompiglio.
L’Associazione Bancaria Italiana (ABI), la voce più autorevole del settore bancario, e l’ANCE, l’associazione che rappresenta i costruttori edili, hanno espresso la loro ferma contrarietà all’emendamento in un comunicato stampa congiunto.
“Interventi retroattivi sul Superbonus – si legge nel comunicato – minerebbero la fiducia di famiglie, imprese e investitori, creando un clima di incertezza che ostacolerebbe la ripresa economica”.
Imprese edili, istituti di credito e famiglie: tutti a rischio se le modifiche al Superbonus saranno confermate.
Le modifiche al Superbonus, se confermate, avrebbero un impatto negativo significativo su:
- Le imprese edili: si troverebbero ad affrontare nuovi adempimenti burocratici ed a gestire l’incertezza legata al valore dei crediti di imposta già maturati.
- Gli istituti di credito: non potrebbero più acquistare i crediti di imposta dalle imprese, con il rischio di accumulare crediti il cui valore potrebbe subire un forte deprezzamento.
- Le famiglie: vedrebbero sfumare la possibilità di ristrutturare le proprie case in modo agevolato, con un conseguente rallentamento del mercato immobiliare.
“Proroga” a favore dei cittadini, ma a che prezzo?
Per i cittadini, l’estensione del termine per usufruire dei crediti di imposta potrebbe rivelarsi vantaggiosa, specialmente per coloro che, a causa di una ridotta capacità fiscale, rischiavano di non poter sfruttare pienamente il bonus. Estendere il periodo di detrazione renderebbe meno probabile tale scenario, facilitando la gestione finanziaria per molti beneficiari.
D’altra parte, l’effetto sul debito pubblico non è trascurabile. Secondo le stime, l’onere annuale per i crediti di imposta legati al Superbonus si aggira intorno ai 35 miliardi di euro. L’emendamento proposto da Giorgetti, se approvato, potrebbe significativamente ridurre questa cifra, alleggerendo così la pressione sul bilancio statale nei prossimi anni.
Conflitti e Strategie: Il Futuro del Superbonus
Il dibattito politico intorno al Superbonus è acceso. Forza Italia, parte della coalizione di governo, ha già espresso opposizione alla modifica proposta, insistendo sulla necessità di mantenere le condizioni attuali per sostenere ulteriori proroghe del Superbonus.
La metafora utilizzata da Giorgetti, paragonando la situazione a una “valanga già partita” come quella del Vajont, evidenzia la complessità e l’urgenza d’intervenire su una misura dal forte impatto finanziario e sociale.
Con l’annuncio dell’emendamento previsto per la fine della settimana, il governo si trova tra le pressioni politiche interne, le necessità fiscali dello Stato e le aspettative dei cittadini e delle imprese, in un contesto di equilibri delicati e di responsabilità amministrative con implicazioni a lungo termine.